Into the wild – Nelle Terre Estreme

There is a pleasure in the pathless woods,
There is a rapture on the lonely shore,
There is society, where none intrudes,
By the deep sea, and music in its roar:
I love not man the less, but Nature more.

Per restare in tema col mio futuro viaggio estivo, voglio parlarvi di “Into the wild – Nelle Terre Selvagge”, libro e poi film ispirati a una storia vera. Partiamo dal libro, che come il film, è nella mia Top 5. E’ stato scritto da Jon Krakauer nel 1996, giornalista che si appassionò della vicenda e ricostruì l’accaduto andando alla ricerca delle persone che sono entrate in contatto con Chris McCandless.

Into the Wild

Il libro, però, non è semplicemente la cronistoria di una vicenda tragica, ma il tentativo di spiegare a parole il rapporto dell’uomo con la società e la natura. Senza entrare nei dettagli, vi riassumo brevemente la storia di questo giovane laureato del West Virginia che abbandona tutto e tutti per iniziare un viaggio lungo due anni per gli Stati Uniti. Proveniente da una famiglia benestante, cambia il suo nome in Alexander Supertramp, si libera di tutti i suoi averi e dà tutti i suoi risparmi in beneficenza  Non ha un buon rapporti coi genitori, coi quali, durante questi due anni i contatti sono molto radi. In questi anni di solitudine, in cui il suo unico compagno di viaggio è uno zaino sgangherato, Chris fa numerosi incontri. Tutti gli si affezionano immediatamente, ma non appena le nuove amicizie iniziano a dargli una sensazione di soffocamento, fugge a gambe levate. Nonostante le fughe, a alcuni di loro continua a scrivere cartoline per raccontare i vari spostamenti. La sua decisione di abbracciare la natura è stata presa senza preoccuparsi di portare con sè scorte di cibo, o l’equipaggiamento adatto per portare a termine l’impresa finale. Infatti, questa fuga dal mondo non è semplicemente una vacanza in giro per gli Stati Uniti, ma ha come obiettivo raggiungere l’Alaska e provare a se stesso e forse agli altri, che sarebbe riuscito a sopravvivere anche in un luogo così inospitale. Nell’aprile 1992 Chris si avventura lungo lo Stampede Trail, poco lontano dalla città di Fairbanks. Questo sentiero sarà anche il luogo della sua morte, 4 mesi dopo, nel Magic Bus 142 che Chris trova abbandonato. La morte sopraggiunge per avvelenamento e mancanza di cibo. Un mese prima del drammatico epilogo, Chris aveva cercato di ritornare alla civiltà ma il fiume era ancora in piena e aveva dovuto posticipare il  rientro. Purtroppo, non si era accorto che lì vicino c’era un capannone usato dai Rangers. Oltre al tentativo di di tornare in città, nel bus è stata ritrovata un’incisione “Happiness is real only when shared“, a dimostrazione che qualcosa era cambiato in lui dopo tutto questo tempo. Forse non aveva più bisogno di stare da solo lontano dal mondo. Aveva cambiato idea e sentiva la mancanza dei rapporti umani? Purtroppo non lo possiamo sapere con certezza. Come spiega l’autore del libro, ci sono varie correnti di pensiero. C’è chi lo ammira per il coraggio, per gli ideali nobili e c’è chi invece lo condanna, considerandolo un folle e uno sprovveduto. Ovviamente io condivido la linea di pensiero dell’autore, amante lui stesso di alpinismo e viaggi avventurosi. Secondo me Chris non era un folle. Si sentiva fuori luogo nella società in cui viveva e  è stato assalito da un forte desiderio di ribellione. Non credo però che abbia fatto questo progetto in modo incosciente e istintivo. Anzi, secondo me è stato molto lucido nelle scelte che ha compiuto e sicuramente credeva fino in fondo di riuscire a portare a termine quella “missione”. La chiamo “missione” perchè voleva disintossicarsi dall’ambiente che lo circondava e voleva dimostrare a se stesso (e forse non solo) che ce l’avrebbe fatta. Sicuramente non aveva alcun tipo di equipaggiamento che gli garantisse con certezza una sopravvivenza in queste terre selvagge, ma è comunque sempre riuscito a cavarsela prima di quell’agosto. Aveva perfino un manuale delle piante per individuare quelle velenose. Resta il fatto che per me sia una persona a cui va tutta la mia massima stima e ammirazione per la scelta iniziale che ha fatto.

Passiamo al film. E’ stato scritto e diretto nel 2007 da Sean Penn e interpretato da Emile Hirsch. La colonna sonora è invece quella di Eddie Vedder, leader dei Pearl Jam, che ha vinto il Golden Globe con Guaranteed. E’ sicuramente uno dei miei film preferiti, molto ben fatto e emozionante. Però, per un’amante dei libri come me, ovviamente la lettura del romanzo è stata più avvincente e mi ha coinvolto maggiormente. Dal canto suo, il film, invece mi ha mostrato paesaggi bellissimi convincendomi sempre più che l’Alaska sarebbe stata la mia prossima meta.

Vi lascio con il trailer italiano del film.

[sz-video url="http://www.youtube.com/watch?v=OPp9KaLS3sg"/]

Buon viaggio.. che sia reale o leggendo/vedendo “Into the wild”!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *