I nomi islandesi

L’Islanda, probabilmente anche per la sua posizione geografica isolata e la sua storia, è uno dei paesi che maggiormente cerca di mantenere integra la propria cultura vichinga. Oggi vi racconterò una delle sue usanze tradizionali: la struttura dei nomi islandesi, costituita da nome proprio + patronimico (o raramente matronimico).

Non esistono infatti cognomi di famiglia, ad eccezione di quelli presi da genitori stranieri o di quelli adottati prima del 1925, quando una legge ha vietato la creazione di nuovi cognomi. Il patronimico è costituito dal nome del padre seguito dai suffissi dòttir (per una figlia) o son (per un figlio). Un esempio: Kristìn e Gunnar, figli di Johanna Agnarsdòttir e Jòn Sigurðsson avranno rispettivamente come nomi completi Kristìn Jònsdòttir e Gunnar Jònson.
Dalla nascita del bambino, i genitori hanno tempo sei mesi per registrarlo al Þjóðskrá,(Anagrafe). Se il nome scelto non è mai stato usato prima, devono pagare una quota e sottoporlo al Comitato Islandese dei nomi (Mannanafnanefnd)che verifica una serie di requisiti:

– deve essere scritto con solo lettere dell’alfabeto islandese
– deve essere declinabile nei vari casi
– il genere grammaticale deve concordare con il sesso della persona
Se ad un bambino viene assegnato un nome non presente nel registro, le autorità modificheranno quel nome in drengia (“ragazzo”), per i maschi, o stulka (“ragazza”), per le femmine. Un caso simile è successo alla ragazza islandese Blaer, “la ragazza senza nome”, il cui nome era incluso solo nell’elenco di quelli maschili. Sui documenti ufficiali era quindi indicata come stulka. La vicenda si è poi conclusa nel migliore dei modi e ora la ragazza è finalmente registrata con un nome.
Anche se più raramente, potrebbe essere usato il matronimico invece del patronimico, soprattutto nei casi in cui il padre non sia conosciuto.
Per quanto riguarda gli stranieri, prima del 1991 era necessario richiedere un nome islandese da aggiungere al proprio, per poter ottenere la cittadinanza e i loro futuri figli dovevano avere un nome islandese. Oggi questa legge non è più in vigore e uno straniero può mantenere il proprio nome, così come i suoi figli possono non avere nomi islandesi.
Il sistema dei nomi islandesi ha anche altre particolarità, come il fatto di mantenere, per una donna, il suo nome completo da nubile anche dopo il matrimonio, oppure di garantire un approccio più informale con le persone. Infatti ci si dà del tu, anche tra sconosciuti o con persone più anziane o importanti. Ci si rivolge direttamente col nome proprio o almeno con il nome più patronimico. Infine, sugli elenchi telefonici l’ordine alfabetico è relativo ai nomi propri.

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