Autunno in Valle D’Aosta

Da grande amante della montagna, ho sempre peccato in una cosa: non visitarla in autunno. Complici finalmente le buone previsioni meteo decido di organizzare una gita fuoriporta per l’ultimo week end di ottobre. Ovviamente in questo periodo sono ben poche le strutture alberghiere ancora aperte, ma posso giudicarmi davvero fortunata. Rovistando qua e là in Booking.com ho trovato un’offerta allettante per una notte a mezza pensione in un rifugio a 2.000mt sopra Champoluc, in Valle D’Aosta. Champoluc è il centro più importante della Val d’Ayas ed è situata alla fine della stessa, ad un’altezza di 1.500mt, incorniciato dal Gruppo del Monte Rosa.

Stazione a monte della telecabina Champoluc-Crest

La nostra destinazione, il Rifugio Aroula, è raggiungibile esclusivamente a piedi o con la telecabina Crest che parte dal centro di Champoluc. Per gli ospiti del rifugio il corso della corsa A/R è di 1€, un affare (l’ultima è alle 17.45). I vivaci contrasti di colori, il verde dell’erba, l’arancione e il giallo dei larici, lasciano senza fiato. Zaino in spalla e in poco più di 15 minuti arriviamo al rifugio. Non si tratta di un’abitazione isolata, ma è situato all’interno di un vero e proprio villaggio, Cuneaz. In questo piccolo centro abitato permangono le tracce Walsen (antico popolo germanico), come nelle vicine valli del Lys e di Gressoney. La maggior parte delle baite e dei tipici rascard (costruzione tipica di questa valle realizzata con tronchi di pino, abete e larice) sono adibiti a case di villeggiatura estive o invernali, ma esistono anche residenti permanenti.

Il piccolo centro abitato Walsen di Cuneaz

 Passo la notte proprio in uno di questi rascard, una casetta bellissima che mi dà la sensazione di stare in una fiaba. Anche la cena è una piacevole sorpresa con un menù ricchissimo che va dall’antipasto, al primo, al secondo e al dessert, tutto rigorosamente a scelta. Ammetto che il piatto di lardo d’Arnad con noci e miele è il mio preferito.

L’indomani vado in esplorazione per la Valle di Cogne, nonostante l’abbia già visitata quest’estate e ne abbia già parlato in due articoli (Fuga in Valle D’Aosta e Salita al Rifugio Vittorio Sella). Purtroppo il tempo non è più dalla mia parte e tutto il trasferimento avviene sotto al diluvio. La prima tappa è Valnontey, una valla secondaria che si chiude ai piedi del Gran Paradiso.  Le nuvole bassissime e la visibilità ridotta nascondono il massiccio innevato e lasciano lo sguardo perdersi tra paesaggi colorati di arancio e giallo. Ormai riesco a trovare affascinanti questi panorami in qualunque situazione meteo.

Valnontey e il Gran Paradiso avvolto nelle nuvole

Il prossimo stop è il paesino di Lillaz che si trova sul lato sinistro del torrente Urtier.

Il Gran Paradiso da Lillaz

Castagnata a Runeaz

A differenza della scorsa volta, il silenzio la fa da padrone e mi invade un senso di completa rilassatezza. Il piccolo centro abitato è il punto di partenza di numerose escursioni ed è famoso per le omonime cascate formate dal torrente Urtier.

Cascate di Lillaz

All’improvviso il cielo inizia ad aprirsi e il sole fa capolino tra gli alberi. Finalmente il Gran Paradiso si fa largo tra le nuvole e anche si inizia a intravedere anche il Monte Bianco.

Prima di raggiungere l’area del Monte Bianco, approfitto di una castagnata organizzata a Runeaz, frazione di Avise. Che grandissima scorpacciata mi sono fatta! E’ la prima volta che partecipavo ad un evento del genere e mai mi sarei aspettata di trovare interi tavoli banditi con castagne abbrustolite di cui servirsi gratuitamente. Per gli amanti, venivano distribuiti bicchieri di caldo vin brulé.

Da ultimo mi addentro nella parte finale della valle per ammirare quello che forse è stato il panorama migliore. Superato l’abitato di Courmayeur, svolto a sinistra tenendo per la Val Veny. A giugno, a causa delle forti nevicate e di una frana, non era accessibile, e quindi questa volta non potevo di certo perdere un’occasione così ghiotta. La strada man mano diventa sempre più stretta e ripida, senza mai diventare però pericolosa. Si snoda in un bosco di larici i cui aghi caduti formano una specie di tappeto sull’asfalto.

Tappeto di aghi di larici

Che meraviglia, ma non finisce qui. Tra una curva e l’altra, fa capolino il massiccio del Monte Bianco e i suoi bellissimi ghiacciai.

Il Massiccio del Monte Bianco dalla Val Veny

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *