Per me un caffè con “miao”, grazie. La nuova frontiera dei Cat Café in Italia

Che ne dite di sorseggiare un caffè e mentre accarezzate tanti bei gattoni pelosi in cerca di coccole e amore? Non sto parlando del vostro salotto di casa, ma di un bar in cui è possibile fare tutto questo. E’ un posto dedicato alle persone che amano questi animali, che li possiedono o che non possono tenerli. I gattini sono tutti provenienti dai gattili dei dintorni e quindi tutti bisognosi di affetto. Chissà che qualcuno possa trovare famiglia anche grazie allo sportello cittadino che verrà allestito all’interno.

In Italia, Torino è pioniera in questo progetto, con ben due Neko (in giapponese significa “gatto”) Café, il MiaGola di via Amendola 6, in centro e a due passi dal Museo Egizio e il Neko Café di via Napione 33, vicinissimo alla zona dei Murazzi e alla piazza Vittorio Veneto. In questi bar potrete gustarvi tè, torte casalinghe, prodotti biologici e provenienti dal circuito equo solidale, ma anche leggere, studiare, utilizzare il wifi gratuitamente. Ovviamente i gatti potranno avere un’area tutta loro in cui rifugiarsi senza essere disturbati o svegliati. Al Neko Café si potranno organizzare anche sedute di ron ron therapy, secondo cui le fusa del gatto inviano al cervello sensazioni di relax, anti-ansia e anti-insonnia.

In Oriente i Neko Café sono ormai una tradizione da anni, mentre in Europa hanno iniziato a diffondersi partendo da Vienna, poi Berlino, Gran Bretagna, Parigi e così via.

Neko Café map

La diffusione dei Nako Café in Europa.

Il primo Neko Café è nato a Taiwan nel 1998 e subito dopo c’è stata un’esplosione in Giappone, dove è diventato un fenomeno culturale. Tenete presente che in Giappone, è vietato tenere animali domestici in appartamento, quindi per loro questi bar sono uno dei pochi momenti di incontro con gli amici a quattro zampe. Inoltre in Giappone i gatti sono considerati un portafortuna, soprattutto quelli neri.

Solo a Tokyo ci sono 50 Neko Café. Ed è proprio qui che li ho scoperti. Ero in ostello e stavo parlando con altri due turisti, quando hanno proposto di andare a vedere questi famosi Car Café. All’inizio pensavo di aver tradotto male, e invece si trattava proprio dei “Bar dei gatti”. Amante dei gatti non potevo tirarmi indietro e siamo andati a Shinjuku, perchè era guardando la localizzazione dei bar rispetto a dove eravamo noi, era il più vicino. Saliamo al 5 piano di questo gigantesco grattacielo ed entriamo in un appartamento su due piani. Il proprietario ci spiega come come funziona e ci chiede quanto tempo vogliamo rimanere. Scegliamo la soluzione più low cost e quindi acquistiamo un biglietto per un’ora, al costo di 10 euro. Ci leviamo le scarpe e lasciamo tutti i nostri accessori dentro ad armadietto. Siamo pronti a.. giocare coi micioni giapponesi! Ci sono mobili, cuccette, giochi, un televisore e almeno una trentina di gatti che passeggiano, dormono, mangiano, incuranti delle persone che sono lì proprio per loro. Anzi, sembra quasi che si mettano in mostra, felici di essere al centro dell’attenzione. Questa non è solo una mia sensazione, ma è proprio la filosofia dei Neko Cafè in Oriente. I gatti sono trattati come star, tanto da esserci un album delle loro foto, nomi e razza. Qualcuno ha addirittura un profilo Facebook.

Neko Cafè a Tokyo

Un Neko Café nel quartiere di Shinjuku, a Tokyo.

In Europa, per fortuna, l’approccio è completamente diverso. Tutti i Neko Café collaborano con Onlus animaliste e ricevono donazioni internet. Inoltre i gatti sono tutti randagi provenienti dai gattili e sempre meno di 10, sottoposti ai controlli veterinari.

Amando gli animali mi sono divertita a giocare e coccolare quei gattoni pelosi, ma ammetto che sentivo e vedevo proprio che si trattava di qualcosa di costruito. Mi piace invece la filosofia europea di coinvolgere gatti bisognosi e approfittare di questi momenti per fare qualcosa per loro. L’importante è che comunque i gatti vengano rispettati e che possano allontanarsi per stare da soli nel caso in cui non vogliano essere circondati da persone, anche perchè non devono essere “circhi”. Mi auguro comunque che altre città italiane seguano l’esempio di Torino.

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